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Toscana e Umbria. Sfida all'ultimo turista

 
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cali1981
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MessaggioInviato: Gio Mag 03, 2007 1:29 pm    Oggetto: Toscana e Umbria. Sfida all'ultimo turista

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giovedì 03 maggio 2007

Umbria vs. Toscana. Almeno questa sarebbe, a sentire il New York Times, la sfida del futuro per il titolo di regione leader del turismo in Italia. Il giornale americano ha indicato ai suoi lettori l’Umbria come meta turistica delle “vacanze in villa” preferendola alla Toscana, regione amatissima da inglesi ed americani. La motivazione di tale consiglio è di natura prettamente economica: la straordinaria bellezza della Toscana, con i suoi tesori artistici e i suoi deliziosi prodotti culinari, ovviamente non è in discussione ma a sentire il quotidiano newyorkese l’altrettanto incantevole Umbria offrirebbe gli stessi piaceri a prezzi più vantaggiosi. Noi di Italiani, naturalmente orgogliosi dell’immagine che i due territori danno del nostro paese, non facciamo il tifo né per l’una né per l’altra ma possiamo solo offrire un articolo dalla A alla Z sulle due splendide regioni.
di Fabio Massimo Penna

A come Arte. Due regioni dalle differenti culture artistiche: più attardata su modelli gotici e romanici l'Umbria, più aperta alle rivoluzioni artistiche (Rinascimento) la Toscana. Seguiamo un percorso artistico che dalla terra di San Francesco ci porti a quella di Dante. A Perugia va senz’altro vista la Fonte Maggiore, una fontana (considerata la più bella del medioevo italiano), progettata da Frà Bevignate, a cui lavorano Nicola e Giovanni Pisano tra il 1275 e il 1278. E' formata da due vasche di marmo concentriche più una terza centrale bronzea ed una scalea di quattro gradini (in origine erano dodici).

Scendendo più in basso incontriamo, invece, una delle più belle facciate del gotico italiano, quella del Duomo di Orvieto. Il progetto è del senese Lorenzo Maitani che concepisce una facciata fastosa, sicuramente derivata da quella del duomo di Siena, dall’aspetto eminentemente pittorico. Seppure esprima l’idea gotica di verticalismo la struttura appare in questa sua fuga verso l’alto trattenuta dagli elementi orizzontali. La basilica di San Francesco ad Assisi contiene uno dei più importanti cicli pittorici di tutta la storia dell’arte, il ciclo che Giotto dedica alla vita del santo, 28 affreschi che vanno dal dono del mantello, al miracolo della fonte, alla predica agli uccelli: grazie alle sue straordinarie doti di narratore il pittore fiorentino riesce a comunicare agli spettatori le teorie che i frati vanno predicando, rendendole in maniera semplice e comprensibile.

Spostandoci a Todi non possiamo non ammirare Santa Maria della Consolazione, chiaro esempio di edificio rinascimentale a pianta centrale, che nella gotica cittadina umbra trova posto leggermente fuori dalle mura della città in una posizione isolata che esalta lo slancio della cupola e mostra con chiarezza la croce greca del progetto. Inizialmente attribuita al Bramante, attualmente si ritiene che vi abbiano lavorato Baldassarre Peruzzi, il Vignola e Ippolito Scalza. Spostandoci in Toscana dobbiamo notare che se Firenze è il centro da cui nel Quattrocento si diffondono le teorie rinascimentali in tutta Italia, Siena è un centro che nonostante la vicinanza con il capoluogo toscano si attesta su posizioni tardogotiche. In città operano i massimi pittori italiani del gotico internazionale da Duccio di Buoninsegna che per il duomo della città del palio realizza la "Maestà" capolavoro che mostra, nella monumentalità, nella spazialità e nel senso della scena una chiara ascendenza giottesca, Simone Martini che per la delicatezza dell’ornato, la preziosità del colore e il ritmo dei movimenti è da considerare il più importante pittore senese del primo Trecento mentre Ambrogio Lorenzetti realizza per la Sala dei nove del palazzo pubblico due importanti affreschi: le allegorie del Buon Governo e del Cattivo Governo, sorta di dipinti moraleggianti che indicavano a chi reggeva le sorti della città la retta via da seguire nel governarla. Lo scultore-architetto Giovanni Pisano nella facciata del Duomo di Siena sovverte la tradizione che voleva la scultura sottoposta all’architettura e relegata agli spazi (nicchie) che questa le accordava realizzando una facciata che è tutta un susseguirsi di pinnacoli, guglie, loggette e decorazioni scultoree: il prospetto, affollato da statue, pone il lavoro dello scultore allo stesso livello di quello dell’architetto e stabilisce il tipo italiano di cattedrale gotica. A Firenze agli inizi del 1400 avviene quella rivoluzione artistica denominata “Rinascimento” che cambierà il corso dell’arte mondiale. Tre artisti rinnovano il modo di pensare l’arte: l’architetto Filippo Brunelleschi, lo scultore Donatello ed il pittore Masaccio. Brunelleschi è l’uomo che scopre le regole geometriche che definiscono la prospettiva centrale: facendo convergere le linee di profondità in un unico punto di fuga l’architetto fiorentino dà alla visione una compattezza ed una coesione prima impensabili. Il suo amico Donatello ne adotta le idee in scultura ed esemplare in questo senso è il bassorilievo del basamento del San Giorgio del museo del Bargello in cui grazie alla tecnica dello “stiacciato”, rilievo bassissimo in cui le figure in primo piano hanno uno spessore maggiore di quelle sullo sfondo in un progressivo assottigliarsi delle forme, riesce a conferire alla sua opera il senso della profondità.

Masaccio fa sua la rivoluzione brunelleschiana mostrandone l’applicazione in pittura, soprattutto nello straordinario ciclo di affreschi della Cappella Brancacci nella Chiesa di Santa Maria del Carmine. E’ praticamente impossibile qui elencare l’incredibile numero di artisti che operano a Firenze tra il Quattrocento ed il Cinquecento, si può dire che da qualsiasi punto della città spunti un genio. Da Beato Angelico a Leon Battista Alberti, da Filippo Lippi a Paolo Uccello, da Andrea del Castagno a Piero della Francesca (con lui dobbiamo spostarci ad Arezzo dove realizza nella Chiesa di San Francesco uno dei cicli pittorici più importanti della storia dell’arte,“Il ciclo della Vera Croce”), da Antonio del Pollaiolo a Sandro Botticelli, da Leonardo da Vinci e Michelangelo ai grandi manieristi Andrea del Sarto, Pontormo, Rosso Fiorentino, il Bronzino e Benvenuto Cellini sembra che vi sia una gara ad abbellire la città medicea. I turisti devono assolutamente vedere Piazza della Signoria con Palazzo Vecchio, la Galleria degli Uffizi, Santa Maria del Fiore, con la straordinaria cupola del Brunelleschi, la chiesa di Santa Maria Novella con la facciata dell’Alberti, Ponte Vecchio con le sue caratteristiche botteghe, il museo del Bargello, la chiesa di Orsanmichele, la basilica di San Lorenzo, la cappella Brancacci nella chiesa del Carmine e le chiese di Santa Croce e di San Miniato al Monte. Di eccezionale interesse sono anche Lucca, con il famoso monumento funebre di Ilaria del Carretto di Jacopo della Quercia, Pienza, città fatta costruire da Pio II, dotata di una piccola ma bellissima piazza progettata da Bernardo Rossellino, Volterra con le sue mura duecentesche, il teatro romano e nella pinacoteca la "Deposizione" di Rosso Fiorentino

C come Cucina. La bistecca alla fiorentina è il piatto forte della cucina toscana. Tagliata dalla lombata del vitellone (rigorosamente di razza chianina o maremmana) è attaccata all’osso a forma di T e presenta il filetto da una parte ed il controfiletto dall’altra. Il peso dovrebbe essere compreso tra i 600 e gli 800 grammi e l’altezza non dovrebbe superare le due dita. Altro punto di forza della cucina della terra di Dante è il tradizionale piatto povero dei contadini toscani, la Ribollita. Si tratta di un piatto di recupero costituito dalle verdure avanzate dai giorni precedenti fatte ribollire con del pane raffermo. Tra gli ingredienti: pane tagliato a fette, fagioli cannellini, porri, carote, zucchine, pomodori, verze, bietole ma soprattutto (non può mai mancare) il cavolo nero. Da Livorno arriva il tipico cacciucco, squisito piatto a base di pesce. Il nome deriverebbe da termini stranieri: o il turco “Kucuk”, che significa “di piccole dimensioni” o lo spagnolo “Cachuco” che designa un pesce simile al dentice ma anche il pesce in generale. Il cacciucco è un piatto che prevede diverse qualità di pesce, polpi, seppie, scorfani ed altri cotti in tempi diversi da immergere in una salsa di pomodoro e stendere su fette di pane abbrustolito. Altri piatti tipici sono i fagioli all’uccelletto, la pappa col pomodoro, le pappardelle con il cinghiale, il baccalà alla fiorentina e la panzanella. Per il ghiottone anche l’Umbria, però, rappresenta una meta ambita. Prodotti caratteristici sono, ad esempio, il pregiato tartufo nero di Norcia e sempre dalla cittadina di Brancaleone vengono la corallina, salume derivato dalla carne di suino, il pecorino, il prosciutto mentre tipici sono il capocollo umbro, il prosciutto di daino, le lenticchie di Castelluccio (Igt), la cipolla di Cannara e il sedano nero di Trevi. Piatti tipici sono le tagliatelle al tartufo (generalmente con il tartufo nero di Norcia), gli strozzapreti, pasta simile alle tagliatelle che a Terni prende il nome di “ciriole”, le pappardelle alla lepre, la cicerchiata e il panpepato di Terni.

J come Jazz. Il 23 luglio 1973 si svolge, accompagnato da un buon successo di pubblico, il primo concerto di Umbria Jazz. Nasce così una delle più importanti manifestazioni jazzistiche a livello mondiale. L’evento si svolge ogni anno a Perugia nel mese di luglio. Alle varie edizioni hanno partecipato nomi fondamentali del Jazz quali Herbie Hancock, B.B.King, Pat Metheny e Keith Jarret. I dieci giorni di musica hanno avuto però anche protagonisti non legati unicamente al jazz quali Sting, Eric Clapton, Elton John, Diana Ross e i Buena Vista Social Club.

M come Misticismo. L’Umbria è la regione mistica per eccellenza. Non potrebbe essere altrimenti per un territorio che ha visto nascere Santa Chiara, San Francesco, Iacopone da Todi e San Benedetto da Norcia. San Benedetto, fondatore del monachesimo, è colui che ordina le regole dell’ordine dei benedettini. San Francesco è una delle più importanti figure di Santo della Chiesa Cattolica. Nato ad Assisi, figlio di un ricco mercante, prende parte alla guerra tra Assisi e Perugia mentre una malattia, durante la quale ha delle visioni mistiche, gli impedisce di partecipare ad una crociata. Ormai in preda ad una profonda crisi religiosa nel 1204 rinuncia ai beni paterni per dedicarsi ad una vita ascetica fatta di povertà e rinuncie. Fonda l’ordine dei francescani approvato dapprima nel 1210 da Innocenzo III ed in seguito nel 1223 da Onorio III. La sua predicazione, la sua semplicità, il suo esempio, il suo matrimonio mistico con la povertà ne fanno una figura cardine nella vita spirituale di tutti i popoli.
Grande importanza hanno, anche dal punto di vista letterario, i suoi testi: “Il cantico di frate Sole” o “Cantico delle creature”, scritto in un volgare umbro depurato dalle forme più spiccatamente dialettali, è una delle prime opere letterarie italiane e un inno che attraverso l’esaltazione delle sue creature, dal sole, al fuoco, all’acqua, agli astri rende lode a Dio. Santa Chiara, anche lei nativa di Assisi, a 18 anni fugge di casa per unirsi a San Francesco ed ai primi frati minori. Chiara fonda l’ordine delle “clarisse”, suore dedite alla preghiera e fedeli al giuramento di povertà. Altra importante figura per la vita ascetica in Italia è quella di Iacopone da Todi, che dopo una vita da gaudente alla morte della moglie, travolta dal crollo di un palazzo e scoperta con un cilicio sotto gli abiti, vive un periodo di grande crisi spirituale al termine del quale entra nell’ordine francescano. Seguace rigoroso del “contemptu mundi”(disprezzo del mondo e del corpo) è noto per la sua mania di autopunizione che sfocia in poesie come “O segnor per cortesia”, in cui implora Dio di inviargli disgrazie e malattie di ogni genere e gli attiri il disprezzo degli altri uomini. Il capolavoro assoluto della sua produzione poetica è, comunque, “Donna de Paradiso”, lauda drammatica, in cui la passione di Cristo viene rappresentata a più voci e la figura di Maria assurge, per la prima volta nella letteratura italiana, al ruolo di protagonista.

N come Natura. Toscana e Umbria per il loro verde e il loro patrimonio paesaggistico sono luoghi ideali per chi voglia rigenerarsi lontano dal caos e ritrovare una dimensione umana a contatto con la natura.
In Toscana, ad esempio, i lecci, i pini a ombrello, i mirti e i ginepri della Versiliana sono stati tutelati nel corso dei secoli e, dal 1775, sottoposti al vincolo della conservazione integrale del patrimonio arboreo. Vediamo alcuni dei parchi naturali più importanti delle due regioni.
Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona, e Campigna (Toscana) è una delle zone forestali più pregevoli d’Europa e comprende una grande area che si estende nell’appennino tosco-romagnolo ed ospita un importante patrimonio faunistico e floristico che comprende anche il lupo e l’aquila reale. L’area protetta è particolarmente indicata per gli amanti delle escursioni che possono essere effettuate a piedi, in mountain bike, a cavallo e nei periodi invernali con gli sci.
Il parco nazionale Arcipelago Toscano (Toscana), il più grande parco marino d’Europa, è stato istituito nel 1996 e comprende tutte e sette le isole principali dell’Arcipelago toscano (isola di Gorgonia, isola di Capraia, isole di Cerboli e Palmaiola, Monte Capanne e Promontorio dell’Elfola, isola di Pianosa, isola di Montecristo, isola del Giglio, isola di Giannutri).
Caratterizzato da una grande ricchezza di ambienti, che vanno dalle praterie alle brughiere a mirtillo, il Parco Nazionale Appennino Tosco-Emiliano (Toscana) è costellato di laghi, cascate, specchi d’acqua, pareti rocciose a picco sui torrenti ed ospita lupi, mufloni, caprioli, aquile reali e per la flora importanti rarità botaniche. Sopra i mille metri vi è un’abbondanza di faggi, al di sotto dei mille metri vi sono molti querceti con cerro (spesso trasformati in castagneti da frutto) mentre la brughiere predominano tra la foreste e le praterie ad alta quota.
Al confine tra Umbria e Marche si estendono i 7.000 ettari di natura intatta che costituiscono il Parco Nazionale dei Monti Sibillini (Umbria). E’ una catena montuosa che ha la sua vetta massima nel monte Vettore, cima appenninica più alta (m. 2.476) dopo il Gran Sasso. Ricco di specie animali e vegetali, rare ed endemiche, è il regno dei lupi, delle aquile reali e dei falchi pellegrini. Il luogo si presta particlolarmente alle escursioni, all’alpinismo e alle attività di deltaplano e parapendio.
Il parco fluviale del Nera (Umbria), formato dalle acque del Nera e del Velino, è il parco delle acque ed è famoso per la cascata delle Marmore. Tra le specie animali ospita l’aquila reale. E’ particolarmente adatto per le attività sportive acquatiche come il canottaggio, il rafting e la canoa e per l’arrampicata libera.
Il parco del lago Trasimeno (Umbria) è caratterizzato da una situazione idrologica assai delicata per la situazione del lago che è alimentato solo dalle piogge, è molto vasto ma poco profondo ed è sempre a rischio di prosciugarsi. Questa situazione ha reso necessario l’intervento di salvaguardia da parte dell’uomo, chiamato a proteggere un fragile ecosistema che ospita importanti specie ittiche e gode della presenza di una avifauna migratoria di notevole interesse.
Sistema montano dominato dal Monte Cucco (m.1566), il parco del Monte Cucco (Umbria) è un autentico paradiso per gli speleologi grazie alle famose grotte carsiche e agli abbondanti fossili. Particolarmente amato dagli sportivi, è utilizzato per il volo a vela, le escursioni a piedi, a cavallo, in mountain bike e per lo sci di fondo.
A nord-est di Piombino si trova il Parco della Sterpaia (Toscana) che si estende, con la sua vegetazione erbacea pioniera e le piante arbustive (tra cui i ginepri) nelle dune retrostanti le spiagge della zona.
A Poppi nei pressi di Arezzo si trova il Parco Zoo della Fauna Europea (Toscana), l’unico nel suo genere ad ospitare solo la fauna europea, che nei suoi circa 50 ettari con piante di pini, castagne e quercie secolari accoglie lupi, orsi, cervi, daini, caprioli, somarelli sardi, linci europee, camosci delle alpi.
Il Parco faunistico dell’Amiata (Toscana) è situato in un' area montana di notevole pregio naturalistico e paesaggistico ed ospita 121 specie di uccelli, cavalli maremmani, cinghiali, mufloni, tassi, istrici, cervi, daini e l’asino sorcino crociato dell’Amiata.
Il Parco di Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli (Toscana) si estende per circa 24.000 ettari nella costa tra Viareggio e Livorno mantenendo ragguardevoli caratteri naturali pur essendo inserito in un area notevolmente urbanizzata.

V come Vino. Anche dal Giappone arrivano incoraggianti segnali per il nostro vino: per la cugina dell’imperatore Akihito, la Principessa Imperiale Hisako Takamado il vino italiano è “il più sincero e generoso del mondo”. Inorgogliti dal regio complimento diamo un’occhiata ai vini toscani ed umbri. I vini toscani godono di una meritata fama in tutto il mondo: il Chianti, il Brunello, prodotto nella zona di Montalcino e considerato uno dei vini più pregiati in assoluto, i vini prodotti nella zona di Montepulciano rappresentano per gli intenditori dei capisaldi del “made in Italy”. Se il Brunello di Montalcino è il vino italiano più amato negli Stati Uniti e le vendite del Nobile di Montepulciano sono in continua crescita in Europa e negli States, il Chianti è il vino a denominazione d’origine (Doc, Docg e Igt) più venduto nel 2006 nel canale della grande distribuzione. Lasciamo questi tre colossi e facciamo una rapida panoramica sui vini toscani e umbri. Tra i vini DOC (Denominazione Origine Controllata) toscani ricordiamo il Bianco di Pitigliano, il Bianco Vergine Valdichiana, il Bolgheri, l’Elba bianco e tra gli umbri il Forgiano, l’Orvieto, il Sagrantino, il Montefalco rosso, tra i vini DOCG (Denominazione Origine Controllata e Garantita) toscani il Vernaccia di San Gimignano, il Montalbano, il Carmignano, il Montespertoli, il Rufina e tra gli umbri il Montefalco Sagrantino e il Torgiano Rosso, tra i vini IGT (Indicazione Geografica Tipica) toscani l’Alta Valle della Greve, Colli della Toscana Centrale, Maremma Toscana, Toscano e Val di Magra e tra gli umbri l’Allerona, il Bettona, il Cannara, il Narni e lo Spello.

V come Volti noti. Il grande musicista Sting (Gordon Matthew Sumner) possiede una bellissima villa in Toscana, nel “Chiantishire”, e si dice che sia un appassionato seguace del Palio di Siena e faccia il tifo per la contrada dell’aquila. Il “buen retiro” italiano dell’ex cantante e bassista dei Police è circondato da ettari ed ettari di ulivi, boschi e piante di tutti i tipi ed ha un’annessa sala di registrazione. L’artista di Newcastle nel 1977, fonda a Londra, insieme a Stewart Copeland ed Henri Padovani (subito sostituito da Andy Summers) i Police che esordiscono con l’album “Outlandos d’amour”, con il famoso brano “Roxanne”, ma è con “Reggata De Blanc” che il gruppo ottiene uno strepitoso successo, il Long Playing contiene infatti hit indimenticabili del calibro di “Walking on the moon”, “Bring on the night”, “The bed’s too big without you” e “Message in a bottle”. Il successo è confermato dal successivo “Zenyatta Mondata” (1980), con i single “De Do Do Do, De Da Da Da” e “Don’t stand so close to me” che ha un’ottima accoglienza anche negli Stati Uniti. “Every little thing she does is magic” e “Spirits in the material world” spingono il successivo “Ghost in the machine” ai vertici delle classifiche prima dell’album di addio “Sinchronicity”, da molti considerato il loro capolavoro nel quale spiccano “Wrapped around your finger” e “Every breath you take”. Lasciati i Police, Sting avvia una straordinaria carriera solista sorprendendo i nostalgici del gruppo con lo straordinario “Dream of the blue turtles” (1985), un’autentica raccolta di gemme tra le quali ricordiamo “If you love somebody, set them free”. Nel 1987 esce “Nothing like the sun” con le struggenti “They dance alone” e “Englishman in New York”. Ormai il suo nome è entrato nel “gotha” dei grandi della musica e nel luglio del 1987 può esibirsi a Umbria Jazz insieme a Gil Evans e Branford Marsalis. Seguono “The soul cages” (1991), “Mercury Falling” (1996), “Brand new day” (1999), “Sacred love” (2003), “Songs from the labyrinth” (2006). Casale in Toscana, questa volta nella provincia di Siena, anche per Leonardo Di Caprio. L’ attore di Los Angeles si mette presto in evidenza con una straordinaria interpretazione in “Buon compleanno, Mister Grape” (1993) di Lasse Hallstrom che gli vale una candidatura all’oscar come attore non protagonista nel 1994, ma è in seguito che acquisisce lo status di idolo delle ragazzine interpretando “Romeo + Giulietta di William Sahkespeare” di Baz Luhrmann e, soprattutto, “Titanic” di James Cameron cui segue un periodo piuttosto grigio con “La maschera di ferro” (1998) e “The beach” (2000). Diviene una sorta di attore feticcio di Martin Scorsese con “Gangs of New York” (2001), “The aviator” (2005) e “The departed” (2006). Nel 2002 recita in “Prova a prendermi” di Steven Spielberg. I volti noti che amano soggiornare in Umbria sono invece per lo più italiani: da Susanna Tamaro, scrittrice di successo di cui ricordiamo “Va' dove ti porta il cuore” (1994) e “Anima Mundi” (1997), a Jacopo Fo che vicino a Gubbio fonda “l’associazione Cacao libera università di Alcatraz”, uno dei centri culturali rurali tra i primi a praticare l'agricoltura biologica (proponendo un'alimentazione sana e di grande qualità culinaria) e uno dei primi nel campo delle tecniche psicofisiche, ad Andrea Pezzi conduttore ed autore televisivo che dopo aver lavorato a MTV è passato ad Italia 1 (“2008”) e Raidue (“Serenate”, “Il tornasole”).

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