PERUGIA - Il palasport Evangelisti di Perugia ospiterà stasera (ore 21) uno degli eventi cultural-spettacolari degli ultimi anni, il "TuttoDante" di Roberto Benigni, appuntamento di lusso nell'ambito della Stagione della canzone d'autore. Una performance che vuole essere un itinerario nelle pagine più belle della letteratura italiana, giocato in un vorticoso alternarsi di declamazioni e riflessioni sull'attualità, grande poesia e puro divertimento. "Se sentirete l'inesprimibile, forte, arcana bellezza dei versi, stasera sarà accaduta una cosa grande" questo l'auspicio con il quale Benigni introduce un momento di spettacolo in grado di colmare gli animi delle più forti emozioni, grazie alla sua capacità di far comprendere ed amare ogni singolo verso dell'opera dantesca, trascinando il pubblico can la sua irresistibile personalità e la sua voce appassionata. Oltre centomila persone hanno già assistito agli spettacoli per i quali Benigni si è confrontato, con grande successo, con "la più bella opera che sia mai stata scritta". "Quando dico che la Divina Commedia è veramente la vetta delle letterature, lo dico proprio per il piacere della lettura e per il fatto di non respingere un amante straordinario come Dante Alighieri il quale ci ha regalato una cosa così bella che, come dice il poeta, chissà cosa abbiamo fatto di straordinario di cui ci siamo dimenticati, per esserci meritati un dono così bello come la Divina Commedia". Il tour di Benigni è partito nei giorni scorsi dalla Calabria; a Catanzaro, nella data inaugurale, tremila persone sono letteralmente saltate in piedi, nel palazzetto dello sport, quando Benigni ha terminato di declamare il quinto canto dell'Inferno, quello dei lussuriosi, ma anche di quelli che "amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende". Un amore, dice Benigni, che non può che essere ricambiato. E per spiegarlo, nello spettacolo, cita un passo del Vangelo di Marco, quando Gesù, insieme a Pietro, è circondato da gente che lo tocca e a gran voce gli chiede un miracolo, ma Lui "sente" solo una donna, derelitta, che si trascina in mezzo alla folla e solo con gli occhi riesce a "toccare" un lembo delle sue vesti. La poliedricità dell'artista fa sì che il "TuttoDante" cominci con il solito incipit da giullare. Entra in scena saltando e subito comincia il suo monologo prendendo di mira Berlusconi ("da quando non c'é noi comici siamo diventati tutti precari") e Prodi ("prima andava a messa una volta la settimana, adesso ci va tutti i giorni per pregare per i senatori a vita"). Ma la sua comicità non è finalizzata a strappare l'applauso, alla risata fine a se stessa. Benigni usa la comicità per far riflettere. Ogni sua parola porta lo spettatore a pensare, pur se col sorriso sulle labbra. Citando Dante si scaglia contro la violenza sulle donne ("la rugiada dell'Altissimo, diceva il Sommo Poeta"); contro gli indifferenti ("il libero arbitrio è una delle cose più grandi che Dio ci ha donato e per questo bisogna comunque scegliere, mai dire "per me è lo stesso" "); contro la furbizia ("la prostituzione dell'intelligenza"). Ma è con la Divina Commedia che Benigni si esalta e fa esaltare il pubblico. La sua spiegazione del quinto canto dell'Inferno, quello di Paolo e Francesca, è un inno all'amore, così come lo aveva inteso Dante che non a caso, di fronte al racconto della storia dei due amanti "venni men così com'io morisse. E caddi come corpo morto cade". E quanto, al termine dello spettacolo, Benigni declama il canto a memoria, si raggiunge l'apice. L'artista "vive" il racconto del Sommo Poeta e lo fa vivere agli spettatori. Con la sua interpretazione riesce a portare il pubblico dentro la Divina Commedia, al fianco di Dante, a rivivere quelle stesse sensazioni. Dante, afferma Benigni, scrisse la Commedia per farcene dono, anzi no: la verità è che Dio ha creato Dante affinché fosse lui a donare all'umanità intera un capolavoro ti tale spessore, anche se non tutti riescono ad apprezzarlo. E' un po' come una mela, sottolinea, la cui dolcezza è gradita e piace solo a chi ha un palato disposto ad accoglierla. Benigni spiega che non dobbiamo immaginarci Dante vecchio, curvo, con l'alloro intorno al capo ed il naso aquilino, ma dobbiamo pensare a lui giovane, come il trentacinquenne qual'era all'età della composizione dell'opera. Benigni riesce nell'arco di due ore a far capire quanto di straordinariamente attuale ci sia negli endecasillabi danteschi, attraverso i quali la poesia diviene "sublime estensione del pensiero e dell'animo umano", illustrando il viaggio compiuto per la prima volta da un uomo ancora vivo nel regno dei morti... per amore. _________________ Visita anche il sito Agriturismo Umbria per maggiori informazioni sull'Umbria!
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